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> Etf
billy
messaggio Sunday, 20 Jun 2004, 11:24
Messaggio #1


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ETF - Exchange-Traded Fund
Exchange-Traded Fund

Gli ETF, Exchange-Traded Fund, sono Fondi/Sicav indicizzati, quotati sul Mercato Telematico Azionario (MTA) di Borsa Italiana, che replicano il rendimento del proprio indice benchmark di riferimento e possono essere acquistati e venduti in tempo reale come un’azione. L’ETF è quindi un’innovativa tipologia di Fondo/Sicav che presenta due peculiari caratteristiche: è negoziato in Borsa come un’azione ed assicura gli stessi rendimenti dell’indice benchmark di riferimento. In particolare l’ETF consente in maniera immediata, di prendere posizione su un indice (globale, regionale, settoriale ecc..) attraverso un’unica operazione di acquisto o vendita. Date le sue caratteristiche l’ETF si presta a varie e diverse modalità di impiego:
1. Vendita allo scoperto, (“short selling”) intraday o multiday al fine di prendere una posizione “ribassista” sull’indice benchmark, ciò è possibile se il servizio è offerto dal proprio intermediario.
2. Trading, anche di tipo intraday, al fine di cogliere i momenti di rialzo dell’indice benchmark, operazione da porre in essere attraverso un acquisto e la successiva immediata vendita dell’ETF.
3. Investimento di medio/lungo termine, con una particolare attenzione ai costi ed un basso rischio di sovra o sotto performance del benchmark, dato che questo viene replicato.

La maggiore garanzia della validità dello strumento, ed in particolare gli standard di trasparenza e di efficienza, è fornita dal fatto che da circa 10 anni, i maggiori utilizzatori degli ETF siano gli investitori istituzionali. Oggi, grazie alla quotazione su Borsa Italiana, anche gli investitori privati italiani potranno accedere a tali titoli con maggiore semplicità ed economicità. Difatti nessuna commissione di “entrata”, di “uscita” o di “performance”, per investire in ETF, così come per le azioni, si paga solo la commissione di negoziazione dovuta alla propria Banca/Sim al fine di operare sul Mercato Telematico Azionario (MTA) di Borsa ed inoltre la “commissione di gestione” annua estremamente contenuta (indicativamente 0,50% o meno). Ne deriva che l’ETF consente di ottenere un rendimento pari a quello dell’indice benchmark di riferimento, fatto salvo un limitato errore, positivo o negativo, definito tracking error, in virtù di una “gestione passiva”; i capitali raccolti vengono sistematicamente investiti in un portafoglio di azioni che, per tipologia e quantità dei titoli, replica il benchmark e di un particolare meccanismo di funzionamento detto creation/redemption in kind. In pratica il meccanismo di “creation/redemption in kind” consente di minimizzare il “tracking error”, vale a dire la differenza di rendimento, positiva o negativa, tra ETF e benchmark. L’orario di negoziazione degli ETF va dalle ore 9,30 alle17,25 quindi in negoziazione continua direttamente in quanto non sono previste aste di apertura e di chiusura. Il lotto minimo di negoziaione è pari as una azione o quota. Come detto gli ETF sono negoziati sul Mercato Telematico Azionario “MTA” di Borsa Italiana, nello specifico nel segmento MTF, Classe 1. Peraltro per ogni ETF è previsto almeno uno Specialista a supporto della liquidità con l’obbligo di esporre prezzi in acquisto e in vendita in maniera continuativa: per ciascuno strumento Borsa Italiana stabilisce lo spread massimo e la quantità minima della quotazione. In caso di applicazione lo Specialista deve reintegrare la propria quotazione entro 5 minuti. La liquidazione dei contratti, come per le azioni, avviene dopo 3 giorni (T+3) in Monte Titoli. Infine su Borsa Italiana i contratti su ETF sono garantiti sia dal “Fondo di garanzia dei contratti” sia dal “Fondo di liquidazione”.


In conclusione vogliamo sottolineare che poiché gli ETF sono una forma di Organismi d’Investimento Collettivo del Risparmio (OICR), quindi fondi anche se a gestione passiva caratterizzati da commissioni ridotte, vengono negoziati ad un valore diverso dal Net Asset Value (NAV) del patrimonio sottostante, da questo deriva un effetto distorsivo dal punto di vista fiscale considerato che le quote degli OICR esteri armonizzati vengono tassate sotto ben tre profili: quale reddito di capitale per i dividendi distribuiti, quale reddito di capitale sul differenza del NAV e quale reddito diverso per la differenza di prezzo di negoziazione (indipendentemente dal NAV). In pratica si potrebbe avere l’ipotesi di una compravendita allo stesso prezzo, sia in acquisto che in vendita, che porterebbe ad una tassazione del 12,50% nel caso di aumento del NAV. Ovviamente nel caso in cui la differenza di prezzo fosse minore rispetto alla differenza di NAV, la perdita riveniente può essere compensata con utili futuri da negoziazione che abbiano la stessa natura di redditi diversi.
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billy
messaggio Thursday, 12 Oct 2006, 14:34
Messaggio #2


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La storia
Nato come mercato per i titoli che non riuscivano a trovare spazio nel NYSE (New York Stock Exchange), nei primi anni '90, l'Amex iniziava a soffrire sempre più la crescente concorrenza del Nasdaq. Inoltre, tutti i progetti realizzati per incrementare il numero dei listing (quotazioni) erano risultati assolutamente insoddisfacenti.
Si passò, dunque, a considerare l'ipotesi di quotare nuove categorie di strumenti finanziari e le prime attenzioni furono rivolte ai fondi comuni di investimento che, a quel tempo, diventavano sempre più popolari tra i risparmiatori privati.
Purtroppo, il design di questi prodotti mal si prestava ad una loro diretta quotazione sul mercato, soprattutto a causa delle enormi difficoltà che avrebbero incontrato i manager di tali fondi nel gestire repentine entrate ed uscite di denaro.
Il superamento di tale ostacolo si può ricondurre all'esperienza del campo delle commodity dove era usuale depositare merci, presso società depositarie, in cambio di ricevute di deposito (depositary receipts), che ne rappresentassero i relativi diritti proprietari. Questa procedura aveva permesso di vendere e acquistare le suddette merci in modo molto più diretto e veloce, semplicemente trasferendo le ricevute di deposito ad esse relative (una sorta di "buono" che rappresenti la proprietà).
Traslando questa logica sugli ETF, l'idea rivoluzionaria fu quella di creare un basket di titoli azionari che replicasse un determinato indice di mercato e di depositarli in cambio di ricevute di deposito.
Successivamente, ciascuna di tali ricevute sarebbe stata divisa in un numero elevato di titoli che si sarebbero poi potuti scambiare sul mercato come delle comuni azioni.
Fu così possibile vendere ed acquistare i titoli senza che ciò comportasse delle entrate o delle uscite per il fondo sottostante. Inoltre, chi avesse voluto, o meglio, chi lo avesse trovato profittevole, avrebbe potuto riunire i titoli a formare nuovamente la relativa ricevuta di deposito e cederla, in cambio del portafoglio sottostante.
Nacque così nel 1993 il primo e forse più famoso etf della storia, lo S&P 500 Depositary Receipts o "Spider" destinato a divenire il capostipite di innumerevoli altri prodotti come gli altrettanto celebri "Diamonds" e "Cubes" che replicano rispettivamente il Dow Jones Industrials e il Nasdaq 100.
La storia europea degli ETF è decisamente più breve, ma in pochi anni il mercato del vecchio continente è riuscito a raggiungere un numero di prodotti quasi pari a quello "a stelle e strisce"
Il primo ETF, basato sull'indice DJ EuroStoxx 50, viene quotato allo Xetra di Francoforte nel 2000. Poco dopo nasce l'ETF sull'indice nazionale FTSE 100, quotato invece a Londra. Dal settembre del 2002 anche l'Italia può contare sui suoi etf, quotati nel segmento MTF (Mercato Telematico Fondi) di Borsa Italia.Basta specificare il quantità di Etf (come nell'azionario) che si vuole acquistare/vendere e quindi cliccare su Ordina.
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billy
messaggio Thursday, 12 Oct 2006, 14:36
Messaggio #3


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Dentro un ETF...



La nascita di un ETF

Dal punto di vista di un investitore, un ETF è un'azione come un'altra, che assicura però, invece della partecipazione al capitale di rischio di una sola società quotata, il possesso di un portafoglio di titoli, tipicamente rappresentativo di un indice di mercato.
Per capire come questo sia possibile entriamo dentro il meccanismo che si trova alla base di un Exchange Traded Fund.
Come nasce un'azione di un ETF?
In modo molto semplice, vengono acquistate delle azioni direttamente sul mercato, nella stessa proporzione in cui queste rientrano nell'indice di mercato che si vuole replicare.
Quindi, se ad esempio il peso di IBM nello S&P500 fosse del 10%, allora il portafoglio sottostante l'ETF sarebbe costituito, per il 10% del suo valore, da azioni IBM.
Una volta creato tale portafoglio, viene quindi collocato presso una banca depositaria, la cui funzione principale è quella di garantire l'effettiva esistenza del paniere di titoli che, come si può ben immaginare, è l'unico asset da cui deriva il valore delle azioni di un ETF.
Detto questo, dovrebbe essere chiara la stretta relazione che si instaura tra il prezzo di mercato degli ETF ed il valore del portafoglio ad esso sottostante.
E visto che tale portafoglio risulta essere assolutamente speculare a quello di un indice azionario, ne deriva come sia possibile che l'andamento del prezzo di mercato degli ETF segua in modo quasi perfetto quello dell'indice sottostante.


La replica dell'indice

Innanzitutto è necessario distinguere tra prezzo di mercato e Net Asset Value (NAV ). Il prezzo di mercato viene ovviamente determinato dalle forze della domanda e dell'offerta, mentre il NAV rappresenta il valore del portafoglio sottostante che è, quindi, oggettivamente determinato dal valore dell'indice di mercato.
In effetti non c'è nulla che, di per sé, assicuri la convergenza tra il prezzo di mercato degli ETF, che è poi il prezzo al quale l'investitore può comprare o vendere azioni, ed il NAV, che è invece l'effettivo valore del portafoglio investito.
Chiaramente, se il prezzo di un ETF fosse libero di fluttuare indipendentemente dal suo NAV, si introdurrebbe un ulteriore fattore di rischio per l'investitore: ad esempio dover vendere le proprie azioni ad un prezzo che non rispecchi il loro effettivo valore.
La convergenza tra prezzo di mercato dell'ETF ed il suo NAV è resa possibile dal fatto che gli ETF sono fondi di tipo aperto e non di tipo chiuso. Infatti, non solamente è possibile in ogni momento acquistare o vendere sul mercato azioni di un ETF, ma è anche possibile ogni giorno creare nuove azioni o redimere quelle esistenti in cambio dei titoli sottostanti. In sostanza, il numero di azioni non è determinato a priori, ma varia nel tempo.
Ciò permette agli investitori istituzionali autorizzati di operare come arbitraggisti, approfittando di eventuali disallineamenti di prezzo rispetto al valore effettivo dei titoli sottostanti.
Nel caso in cui il prezzo di mercato fosse inferiore al NAV, un arbitraggista potrebbe comprare azioni dell'ETF, cederle (quindi di fatto eliminandole) presso la banca depositaria in cambio dei titoli sottostanti e rivendere tali azioni sul mercato in modo da lucrare la differenza di prezzo. Allo stesso modo, se il prezzo fosse superiore a quello del NAV sarebbe possibile ottenere un guadagno certo, comprando i titoli che costituiscono il portafoglio sottostante, collocandoli sempre presso la banca depositaria in cambio di azioni dell'ETF (aumentandone il numero) ed infine rivendendo tali azioni sul mercato.
Chiaramente, il prezzo dell'ETF tenderà, nel primo caso, ad aumentare, riallineandosi così verso il NAV, finché non sarà più profittevole comprare ETF e vendere titoli. Nel secondo caso, invece, il prezzo dell'ETF tenderà a diminuire convergendo ancora una volta verso il NAV.
Tale meccanismo di arbitraggio fa sì che, nella sostanza, l'ETF sia praticamente equivalente all'indice sottostante.
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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:52
Messaggio #4


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Perché gli ETF
Gli ETF possiedono caratteristiche e proprietà che li rendono un prodotto sicuramente appetibile per gli investitori privati ed istituzionali, ma le principali possono ricondursi ad un'elevata efficienza e trasparenza: maggiore efficienza non solo perché gli ETF hanno commissioni estremamente basse ma anche perché il loro particolare design permette di eludere molti dei costi in cui inevitabilmente incorrono le gestione attive. Gli ETF, infatti, si caratterizzano per costi nettamente inferiori all'1% , generalmente compresi tra lo 0.20% e lo 0.60%.
La semplicità del meccanismo di creazione di un'azione ETF permette di risolvere molti dei problemi gestionali e dei costi connessi al flusso di nuove sottoscrizioni e di riscatti che interessano i normali fondi comuni d'investimento: l'investitore che vuole investire in un ETF, infatti, non deve fare altro che rivolgersi al mercato senza che la sua decisione di investimento/disinvestimento penalizzi gli altri investitori, come può avvenire nei fondi comuni.
Gli ETF si caratterizzano anche per un elevato livello di trasparenza poiché, replicando in modo fedele un indice di mercato, permettono a coloro che vi investono di conoscere in modo esatto ed inequivocabile come sarà investito il proprio denaro: esposizione settoriale, geografica, ma anche i singoli titoli ed il loro peso in portafoglio.
Attraverso l'acquisto di un ETF l'investitore privato può ottenere quindi un'ottima diversificazione del proprio portafoglio attraverso un'unica transazione e può, attraverso le quotazioni di mercato, monitorare in qualsiasi momento della seduta di negoziazione il valore del proprio investimento.
Gli ETF sono inoltre caratterizzati da un'ottima efficienza fiscale in quanto rimettono all'investitore la scelta del momento in cui pagare le tasse, esattamente come avviene per i "classici" titoli azionari: l'investitore realizza reddito tassabile solo quando decide di vendere i titoli detenuti. Ricordiamo che, in ottica fiscale, la strategia vincente è quella di ritardare il più possibile il momento in cui si dovranno effettivamente pagare le tasse in modo da non perdere anche il rendimento aggiuntivo che si sarebbe potuto ottenere su tali flussi di cassa in uscita.
Proprio per le sua semplicità (replica degli indici di mercato), trasparenza, efficienza e i bassi costi che lo caratterizzano, questo prodotto si presenta come lo strumento più "democratico" attualmente disponibile sul mercato: l'ETF permette infatti al retail di beneficiare delle opportunità di investimento fino ad oggi disponibili solo per gli investitori istituzionali.



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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:53
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Asset allocation
La presenza di un mercato degli ETF, da un lato, facilita l'investitore per il controllo dei costi, prodotti estremamente competitivi, dall'altro, tuttavia, lascia all'utilizzatore la scelta di quale sia il mercato ideale nel quale investire.
È un punto centrale nel mondo degli ETF, perché si può considerare l'investimento un po' come un viaggio e spetta al viaggiatore decidere, e capire, quale sia la meta ideale del proprio itinerario.
Nel "suo viaggio" l'investitore deve scegliere quale sia il rischio e, soprattutto, quali siano i fattori di rischio ai quali esporsi (azionario, obbligazionario, immobiliare, ecc.), conscio del fatto che la sola definizione di azionario è di per se molto generica, in quanto al suo interno ricadono sia dimensioni geografiche (si pensi all'Italia, Europa area euro, Europa allargata, Stati Uniti, Globale), sia dimensioni di tipo settoriale (farmaceutico, industriale, finanziario, ecc.).
Il punto centrale è una presa di coscienza da parte dell'investitore della responsabilità che cade su di lui nel momento in cui decide come investire il proprio denaro.
Gli ETF creano le basi affinché il problema venga spostato "a monte" e l'investitore dedichi maggior tempo alla ricerca e alla definizione del proprio profilo di rischio . La fase successiva si attiva nella scelta di uno o più prodotti con le caratteristiche desiderate.
Nei mercati finanziari, come nell'esperienza di tutti i giorni, vale, salvo rare eccezioni, la regola che ad un maggior rischio si associa un maggiore rendimento, la considerazione è utile per aiutarci a capire dove allocare parte del denaro e in quali proporzioni.
Due domande turbano i sonni di chi deve effettuare una scelta di asset allocation.

Quali sono i pesi ottimali da assegnare alle varie classi di investimento?
Qual è l'importanza da assegnare ai vari mercati azionari mondiali?

La premessa è che ognuno di noi avrà delle necessità diverse e non è possibile generalizzare, anche se si riesce a suddividere gli investitori in alcune macro classi.
A titolo puramente indicativo l'investitore può farsi un'idea di quale categoria appartenga osservando i portafogli di ETF presenti nell'apposita sezione.
Un aspetto particolarmente importante da precisare è che spesso si riconduce la scelta del proprio "portafoglio tipo" unicamente alla propria attitudine verso il rischio.
L'aspetto psicologico è di certo una variabile da prendere in considerazione, ma sicuramente non l'unica e probabilmente non la più importante.
Lo sforzo che ogni investitore dovrebbe fare prima di valutare un'opportunità di investimento è di quantificare il più possibile i ricavi e le spese che potrebbero susseguirsi nel corso della sua vita : ad esempio le prospettive lavorative, la necessità di acquistare una casa, la necessità di una copertura previdenziale ulteriore, e via dicendo...
Il compito non è certo dei più agevoli ma riuscire ad avere almeno delle idee generali e delle linee guida può aiutare molto nel prendere la decisione di investimento più adatta alle proprie esigenze e consente anche di convivere in modo più rilassato e consapevole con l'andamento dei propri investimenti.


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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:53
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Come scegliere un ETF
Dalla scelta dell'asset allocation dipende gran parte della performance futura di un investimento: di conseguenza l'investitore deve dedicare molta attenzione a questo aspetto , definendo con estrema cura il peso da dare in portafoglio a titoli obbligazionari piuttosto che azionari, ad azioni domestiche o internazionali, a titoli small cap o blue chip...
La scelta dell'asset allocation dipenderà principalmente dalla propensione al rischio dell'investitore, dall'orizzonte temporale dell'investimento, dalle finalità e dalle specifiche preferenze di colui che effettua l'investimento.
La fase successiva alla scelta dell'asset allocation consiste nella scelta dell'indice a cui legare il proprio investimento. In alcuni casi esistono ETF che hanno come sottostante indici di mercato differenti ma sostanzialmente fungibili: a Milano, ad esempio, sono quotati ETF con sottostante sia l'indice MSCI Euro sia il DJ Eurostoxx 50.
Inoltre, chi volesse detenere un portafoglio diversificato a livello internazionale può scegliere tra l'alternativa di acquistare direttamente un ETF globale e quella di "costruirselo in casa" utilizzando più ETF nazionali o regionali.
Dopo aver scelto l'asset allocation e gli indici attraverso i quali implementare la strategia d'investimento, il passo finale si concretizza nella scelta dell'ETF.
A tal proposito è utile prendere in considerazione questi tre aspetti:
Il livello di diversificazione
Un attento investitore, prima di acquistare un ETF, dovrebbe analizzare con attenzione i titoli che costituiscono l'indice di riferimento per capire il suo grado di concentrazione, il peso dei vari settori ed, eventualmente, la ripartizione geografica (quando si decide di legare il proprio investimento ad indici regionali o internazionali).

I costi di gestione annui
A parità di altre condizioni è utile orientarsi verso ETF caratterizzati da bassi costi di gestione. Sebbene i costi di commissione degli ETF siano sempre inferiori all'1% (in Italia variano dallo 0.20% allo 0.95%) anche piccole differenze possono influire in maniera considerevole sul rendimento dell'investimento, soprattutto in un'ottica di medio - lungo termine.

Il differenziale denaro-lettera
Gli ETF si acquistano e si vendono sul mercato come un qualsiasi titolo azionario e, proprio come i titoli azionari, presentano una differenza tra il prezzo di acquisto (bid) e il prezzo di vendita (ask). Lo spread bid – ask si definisce come la differenza tra questi due prezzi e rappresenta il profitto trattenuto dal market maker per assicurare un adeguato livello di liquidità al mercato. Per quanto riguarda gli ETF quotati in Italia, Borsa Italia impone che tale differenziale non possa essere superiore all'1% (per alcuni ETF sono stati posti limiti leggermente diversi), ma nella realtà gli spread applicati sono decisamente inferiori a questo limite.
Come per i costi di gestione anche in questo caso, a parità di altre condizioni, la scelta deve orientarsi verso ETF caratterizzati da spread bid – ask più bassi.



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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:53
Messaggio #7


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costi di gestione
Data la particolare strategia di investimento, sostanzialmente molto semplice e che non richiede una particolare attività di ricerca e di gestione, gli ETF si caratterizzano per costi di gestione molto bassi, generalmente compresi tra lo 0.10% e lo 0.90%, inferiori anche di 10 volte e più rispetto a quelle dei normali fondi comuni di investimento. Inoltre non sono previste commissioni di entrata, di uscita o di performance.

Il meccanismo di addebito dei costi di gestione è speculare a quello dei fondi comuni di investimento. Essi vengono infatti calcolati su base giornaliera come percentuale del patrimonio complessivamente gestito e quotidianamente scalati dal valore effettivo del fondo. Se ad esempio i costi di gestione di un ETF fossero pari allo 0.50% l'anno, ogni giorno lo 0.00137% (0.50%:365) del valore del patrimonio gestito verrebbe sottratto dal fondo e incassato dalla società di gestione dell'etf.

Questo significa che sia il prezzo, sia il NAV (Net Asset Value), appunto il valore della quota del fondo (o dell'ETF ) al netto dei costi, tengono già in considerazione i costi via via retrocessi alla casa di gestione. In ultima istanza ciò significa che di fatto gli investitori pagheranno i costi di gestione soltanto in proporzione ai giorni durante i quali hanno effettivamente detenuto le azioni dell'ETF


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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:54
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La fiscalità e gli ETF
Il regime fiscale degli ETF è equiparato, in Italia, a quello degli OICR (Organismi di Investimento Collettivo).
I proventi derivanti dagli ETF rientrano in due differenti tipologie di reddito:

redditi da capitale: derivante dai dividendi percepiti e dall'incremento di valore netto delle quote (NAV)

redditi diversi: ossia il capital gain/capital loss derivante dalla discrepanza tra i prezzi di compravendita ed il valore effettivo delle quote, misurato tramite i NAV dei giorni in cui vengono effettuate le transazioni.


I redditi da capitale, oltre ai dividendi eventualmente percepiti, sono pari alla differenza tra il valore del NAV del giorno in cui le quote dell'ETF sono state vendute ed il valore del NAV del giorno in cui le quote dell'ETF sono state acquistate. La differenza viene usualmente definita "delta NAV".
I redditi diversi, invece, si ottengono sottraendo il delta NAV dalla differenza determinata dal prezzo di vendita dell'ETF ed il prezzo di acquisto dello stesso.
Formalizzando il tutto otteniamo:
Reddito da capitale = (Navv – NAVa)
Reddito diverso = (Pv – Pa) – (NAVv – NAVa)

dove

Pa = il prezzo di acquisto pagato in Borsa;
NAVa = il valore (NAV) della quota del giorno di acquisto;
Pv = prezzo di vendita incassato in Borsa;
NAVv = valore (NAV) della quota del giorno di vendita.

Per chiarire il concetto facciamo un esempio numerico ipotizzando che:

la quota sia stata acquistata al prezzo di 100€;

il NAV della quota al momento dell'acquisto fosse di 96€;
il prezzo di vendita della quota sia di 120€;
il NAV della quota al momento della vendita sia di 110€ .


Il reddito da capitale sarà pari alla differenza tra il NAV della quota alla vendita ed il NAV della quota all'acquisto:
Reddito da capitale = (NAVv – NAVa) = (110 –96) = 14

Il reddito diverso (capital gain-loss) sarà pari alla differenza tra i prezzi d'acquisto e di vendita, al netto del delta NAV:

Reddito diverso = (Pv – Pa) - (NAVv – NAVa)
= (120 - 100) - (110 - 96) = 6

A seconda che l'ETF sia armonizzato (quotato a Milano, per intenderci) o non armonizzato (quelli quotati all'Amex, ad esempio) varierà l'aliquota d'imposta applicata in sede di tassazione.
Per un ETF armonizzato e per un investitore che scelga un regime fiscale amministrato, la banca applicherà sui redditi da capitale e sui redditi diversi una ritenuta a titolo d'imposta con aliquota del 12.5%.
Più sfavorevole il regime fiscale relativo agli ETF non armonizzati.
Sempre in ipotesi di regime fiscale amministrato, la banca applicherà ai "redditi da capitale" una ritenuta a titolo di acconto del 12.5% , ma tali redditi dovranno poi essere indicati in sede di dichiarazione dei redditi e saranno assoggettati ad aliquota marginale sul reddito. Sui redditi diversi, invece, l'intermediario applicherà un'imposta sostitutiva del 12.5% e tali redditi non dovranno essere indicati in sede di dichiarazione dei redditi.
A livello fiscale, quindi, gli ETF non armonizzati risultano penalizzati rispetto a quelli armonizzati in quanto i redditi da capitale sono assoggettati all'aliquota marginale, di norma superiore al 12.5%.

Ciò fa sì che, almeno per adesso, i privati dovrebbero rinunciare ad investire negli ETF non armonizzati, specialmente quando esista l'ETF equivalente armonizzato. Per distinguere un ETF armonizzato da uno non armonizzato è necessario leggere il prospetto informativo e il regolamento ma, volendo semplificare, possiamo affermare che tutti gli ETF quotati al di fuori dell'Unione Europea non sono armonizzati. La gran parte degli ETF quotati nei Paesi dell'area euro sono armonizzati. In particolare tutti gli ETF quotati in Borsa Italia sono armonizzati. Su Xetra ed Euronext, invece, è necessaria maggiore cautela essendo quotati anche prodotti non armonizzati.



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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:55
Messaggio #9


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Strategie di investimento

L'acquisto di un ETF consente con una sola operazione di ottenere un investimento molto diversificato, è probabilmente questo il loro maggior punto di forza. Ma gli ETF sono anche degli strumenti molto flessibili che permettono di implementare a basso costo molte strategie di investimento, dalle più semplici alle più sofisticate.
Il fatto che gli ETF siano degli investimenti di tipo passivo o ad indice non implica infatti che essi non possano essere utilizzati in modo attivo, anzi rappresentano i "mattoni" per costruire la strategia di investimento che più si addica alle esigenze e alle preferenze di qualsiasi investitore.
Ecco alcune idee per realizzare portafogli efficienti con gli ETF.

Core – Satellite
Le macro tendenze nei mercati finanziari sono premianti e sia la storia sia la teoria insegnano come nel lungo periodo i mercati azionari offrano un rendimento superiore rispetto alle altre classi di investimento, al prezzo però di una maggiore rischiosità. Inoltre è più efficiente rimanere costantemente investiti sul mercato piuttosto che entrarvi ed uscirvi continuamente perché nel primo caso si riduce, a parità di rendimento atteso, la volatilità complessiva del portafoglio.
La filosofia alla base di una strategia Core – Satellite è quella di coniugare i vantaggi di un investimento ad indice con quelli di una gestione attiva .
Essa consiste fondamentalmente nel dividere in due parti l'ammontare complessivamente investito: una parte Core, che rappresenti il cuore dell'investimento e che rispecchi la scelta di asset allocation di base dell'investitore, e una parte Satellite costituita da investimenti specifici per profittare delle eventualità opportunità di investimento che man mano si presentano sui mercati.
Il vantaggio di una tale strategia è che consente un più efficace controllo del rischio in quanto la porzione più cospicua del portafoglio è costantemente investita secondo il proprio specifico profilo di rischio, senza però rinunciare alla possibilità di aggiungere valore al proprio investimento prendendo delle posizioni attive su particolari fasi di mercato o su specifici titoli, settori o mercati.
Chiaramente gli ETF rappresentano lo strumento ideale per la parte Core dell'investimento in quanto replicano in modo affidabile un indice di mercato e costano meno di qualsiasi altro strumento finanziario equivalente. Come vedremo gli ETF possono però essere utilizzati anche in modo attivo e quindi entrare a pieno titolo nella parte Satellite di un portafoglio finanziario.

Rotazione settoriale e geografica
Lo stock picking, ossia la capacità di individuare il titolo giusto al momento giusto, non è l'unica alternativa a disposizione di chi vuole "battere" il mercato.
In alcuni casi l'interesse di un investitore si può infatti soffermare su un determinato settore o su un determinato mercato, ma non su uno specifico titolo.
La vasta gamma di ETF disponibili permette con una sola transazione di investire in modo diretto in uno specifico settore (tecnologia, bancario, energia) o mercato (Euro, USA, Mercati Emergenti) senza dover prendere posizione su uno solo o comunque un numero limitato di titoli .
Così facendo si limita il rischio che una giusta intuizione venga disattesa a causa dell'andamento di pochi titoli che risentono non solo dello stato del mercato di riferimento ma anche di fattori specifici.
Ad esempio se si desiderasse investire nel settore delle biotecnologie perché limitarsi ad acquistare un solo titolo quando è possibile con un ETF investire in un colpo solo nell'intero mercato biotech USA?
Come si vede, con gli ETF lo spettro di possibilità a disposizione degli investitori si ampia enormemente.

Trading
Spesso si associa agli ETF una filosofia di investimento improntata al lungo periodo, ma non è così... anzi forse uno degli ETF più noti al mondo, il "cubes" con sottostante l'indice Nasdaq 100, è passato alla storia proprio per l'elevato utilizzo che ne facevano i traders intraday USA negli anni d'oro del settore tecnologico verso la fine degli anni '90: non a caso il QQQQ è tuttora l'etf con i maggiori volumi giornalieri nel mondo.
Adoperando gli ETF è possibile effettuare delle "scommesse macroeconomiche" e beneficiare anche di movimenti di breve periodo di interi mercati. Si tratta di opportunità di investimento altrimenti difficilmente sfruttabili in assenza di uno strumento finanziario come gli ETF che consenta di prendere rapidamente posizione su interi paesi, regioni mondiali o settori.
Infine su indici caratterizzati da elevata volatilità come i mercati emergenti o la tecnologia, è possibile operare anche su base intraday e "giocare" sulla notevole erraticità dei corsi azionari.

PAC
Replicare un Piano di Accumulo (PAC) in ETF è semplice e può avere notevoli vantaggi soprattutto per gli investitori meno esperti.
Una volta scelto un ETF o una combinazione di ETF che sia coerente con la propria avversione al rischio, un investitore non deve far altro che investire periodicamente un ammontare prefissato nel portafoglio di ETF precedentemente individuato .
La frequenza del versamento dipende dalle preferenze e disponibilità dell'investitore, ma di norma si va da una frequenza mensile ad una annuale.
Tale strategia è ideale per chi non avesse l'immediata disponibilità dei capitali da investire e per chi volesse strutturare una forma personalizzata di risparmio.
Il vantaggio tipico di questa strategia è quello che, distribuendo l'investimento lungo tutto l'arco temporale e in modo indipendente dall'andamento dei mercati, si riduce il rischio di comprare sugli "alti" e di vendere sui "bassi" di mercato .

Capitale protetto
Nel lungo periodo le azioni consentono di ottenere maggiori soddisfazioni, ma molti investitori non vogliono mettere a rischio il capitale investito... come coniugare queste due esigenze?
Le obbligazioni che permettono di ottenere solo a scadenza i frutti dell'investimento senza pagare interessi durante la loro vita si chiamano zero coupon e sono abbastanza diffuse sul mercato. Quotano a sconto sul valore nominale e a scadenza pagano 100. Chiaramente il loro prezzo sarà determinato da livello dei tassi di interesse e dalla durata dell'investimento.
Individuando il giusto mix di zero coupon e di etf è possibile costruire un portafoglio che a scadenza dell'investimento assicuri con certezza almeno il capitale inizialmente investito... come?
Ipotizziamo che un investitore voglia costruire un portafoglio a capitale protetto per un orizzonte temporale di 10 anni e che sul mercato per questa particolare scadenza sia quotata una zero coupon al prezzo di 61, che rispecchia un livello dei tassi di interesse pari al 5%.
Investendo il 61% del proprio capitale nella zero coupon sarà così certo che a scadenza esso si sarà trasformato nel 100%, ossia nel capitale inizialmente investito.
Il rimanente 39% potrà invece essere investito in un portafoglio di ETF e quindi partecipare ad un eventuale apprezzamento dei mercati azionari.
Due sole ma importanti precisazioni per chi fosse interessato ad un investimento strutturato in questo modo.
Innanzitutto la garanzia del capitale investito è assicurata solo a scadenza dell'investimento e non durante la vita dello stesso.
Secondariamente, data la funzione di garanzia cui assolve la zero coupon è fondamentale che l'emittente si caratterizzi per uno stato di solvibilità molto elevato , ad esempio una organizzazione soprannazionale come la Bei.


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billy
messaggio Friday, 21 Nov 2008, 18:56
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Le parole chiave
ETF: gli Exchange Traded Funds, letteralmente dall'inglese fondi quotati sul mercato, sono dei fondi che è possibile acquistare o vendere come qualsiasi titolo azionario.

Benchmark: l'indice di mercato (azionario o obbligazionario) che viene replicato dall'ETF.

Tracking Error: la differenza tra il prezzo dell'ETF e quello del benchmark.

NAV: Net Asset Value, ossia il valore patrimoniale di una quota dell'etf al netto dei costi. E' valorizzato su base giornaliera e riferito alla chiusura della seduta di borsa precedente. Viene anche calcolato in real time durante le sedute di mercato (iNAV).

Market Maker (MM): si tratta del soggetto istituzionale incaricato di offrire un livello di liquidità adeguata sul book di un ETF.

TER: Total Expense Ratio il costo complessivo annuale dell'ETF, espresso come percentuale sul patrimonio gestito.

Spread denaro lettera: la differenza tra la migliore proposta in vendita ed in acquisto in un dato momento di borsa. E' una componente dei costi in cui si incorre investendo in ETF.

Management fee: è la commissione retrocessa alla società di gestione. Costituisce una voce importante all'interno del TER.

Asset allocation: è il processo finalizzato ad individuare gli investimenti idonei per conseguire una determinata strategia. Il punto di approdo è la ripartizione del proprio patrimonio in un determinato numero di ETF.

Diversificazione: processo finalizzato alla riduzione del rischio conseguita attraverso la ripartizione dei propri investimenti tra molteplici categorie di investimento, che si ritiene possano reagire in modo difforme al cambiamento del contesto di mercato. La finalità del procedimento è contenere le oscillazioni del portafoglio investito.

Gestione attiva: si tratta di una strategia finalizzata ad investire in attività finanziarie ritenute sottovalutate e viceversa vendere quelle sopravvalutate, sovrappesando oppure sottopesando l'esposizione rispetto ad un benchmark di riferimento.


Gestione passiva: partendo dal presupposto dell'efficienza dei mercati finanziari, piuttosto che effettuare valutazioni di merito sui singoli titoli, persegue una strategia di replica di particolari indici di attività finanziarie. Gli ETF perseguono questa strategia.

Commissioni di ingresso/uscita: sono sostenuti dai sottoscrittori di prodotti del risparmio gestito, al momento dell'inizio e al termine dell'investimento. Tali esborsi non sono previsti negli ETF.

Commissioni di performance: sono sostenuti dai sottoscrittori di prodotti di investimento a gestione attiva, qualora le performance conseguite siano, durante un periodo predefinito, superiori a determinati benchmark. Sono tipologie di costi non presenti negli ETF.



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